Giustizia è stata fatta, ma aspetto quella Divina. Riccardo Guazzelli ricorda il padre ucciso dalla mafia

Giustizia è stata fatta, ma aspetto quella Divina. Riccardo Guazzelli ricorda il padre ucciso dalla mafia

Era giunto a Menfi intorno agli anni ’50, da Gallicano,  in provincia di Lucca. A Menfi aveva messo le sue radici sposando un’insegnante, Maria Montalbano , che gli ha dato tre figli. Riccardo, Teresa e Giuseppe. Quando il Maresciallo Guazzelli fu ucciso, all’epoca de fatti il figlio Riccardo aveva ventisei anni ed era consigliere provinciale DC. Giuliano Guazzelli era considerato la memoria storica della mafia siciliana. Aveva conosciuto e lavorato  fianco di Carlo Alberto Dalla Chiesa, quando proprio quest’utimo era colonnello comandante della legione carabinieri di Palermo.
Nonostante l’importante ruolo che ricopriva, Guazzelli non amava la mondanità e tutte le volte che poteva  si recava con la sua “Ritmo” alla stazione di servizio Agip di Menfi, dove li in quel luogo dimenticava per un attimo  il lavoro e nel piccolo bar che c’era proprio li, passava qualche ora spensierata con gli amici.

Riccardo Guazzelli, suo padre era un forte deterrente per le potenti consche criminali dell’agrigentino. Che ricordi ha di quel terribile giorno?

Sono passati 26 anni ma il ricordo è ancora vivo e la ferita ancora aperta. Quel giorno ci salutammo come sempre, per poi scoprire che non lo avrei più rivisto. Mio padre era un uomo straordinario e l’ha dimostrato anche dopo la sua tragica morte. Tutti lo ricordano con affetto e sono in tanti i carabinieri a fermarmi e dirmi : “ Siamo orgogliosi di conoscere il figlio del Maresciallo Guazzelli”.

Secondo lei, giustizia è stata fatta?

Assolutamente si.  Gli  esecutori materiali e i mandanti sono stati condannati con sentenze passate in giudicato dalla cassazione. Poi ci sarà un’altra giustizia, quella divina.

Secondo lei la mafia agrigentina è ancora forte?
La  mafia  ha cambiato pelle, ora è diversa è più sofisticata nelle sue strategie, rispetto a 26 anni fa i mezzi di contrasto sono più adeguati. Ormai la mafia è nella rincorsa ai grossi capitali, meno sanguinaria ma attenzione è  più pericolosa. Prima era una mafia più militare, dava più nell’occhio, adesso attira meno l’attenzione da parte dell’opinione pubblica ma non da chi la combatte, che sa benissimo che non è cosi.  Il fatto che non sia più sanguinaria e che apparentemente sia più invisibile, favorisce sicuramente gli stessi mafiosi.

Il presidente della Repubblica di allora, Francesco Cossiga, venne il giorno dopo l’omicidio. Che ricordi ha?

Non lo dimenticherò mai. Fu di un’umiltà incredibile, venne a casa nostra a porgere le condoglianze alla nostra famiglia, il giorno prima del funerale. Credo che entrare in casa nostra sia stato un gesto importante che rimarrà nella storia. Si sedette vicino a noi fratelli e a mia madre. Quando andò via dichiarò ai giornali che “inizialmente era venuto per consolarci ma trovò tanta consolazione nelle parole della signora”.

Chi gli è stato vicino in tutti questi anni?
Tutti in particolare l’arma dei carabinieri che è straordinaria e in cui ho sempre trovato motivo di orgoglio. E’ importante la memoria all’interno della sua struttura, quella in cui lavorava,  l’arma dei carabinieri. Io  ho fatto per un periodo  l’ ufficiale dei carabinieri come servizio militare ma non era nelle mie corde. Oggi sono un impiegato regionale.


E’ emozionante ogni anno per l’anniversario, tutto questo affetto, come lo vive?
Lo vivo con orgoglio anche se lo avrei voluto in vita accanto a me, sarebbe stato tutto diverso.
Anche quest’anno, come ogni anno,vado in Toscana per le manifestazioni che organizzano  nel suo paese natale. Ieri c’è stato un convegno per ricordare mio padre e altre vittime di mafia. era anche presente l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, poi l’associazione “Libera Toscana” e tanta altra gente che mi dimostra sempre tanto affetto. 

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