Questione di capolista. E così il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, forse la candidatura dal significato più forte che il Pd aveva messo in campo per le europee, sceglie di non correre e di restare sull’isola: «Rinuncio a concorrere a fare il parlamentare europeo, perché l'impegno personale sui temi incarnati da Lampedusa posso continuare a onorarlo da Sindaco, così come ho fatto dal giorno del mio insediamento».
Uno strappo forte, dietro i toni posati: «Nella direzione nazionale del Pd che discuteva e approvava le liste, sono prevalse altre logiche, che privano di significato la mia candidatura». E il senso sarebbe appunto il primo posto in lista, andato a Caterina Chinnici.
Sulla capolista in direzione si è anche consumato uno scontro tra il presidente siciliano Rosario Crocetta e il segretario regionale del partito Fausto Raciti. Il nodo è lo stesso ma «per Nicolini» dice all’Espresso Raciti, «le ragioni sono diverse», e forse più semplicemente riconducibili alla maggior difficoltà con cui si raccolgono i voti se non sei capolista.
Il presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta è però intervenuto personalmente contro la candidatura: «Caterina Chinnici è figlia di un magistrato assassinato dalla mafia, ma ha anche fatto parte della giunta Lombardo» ha detto proponendo proprio Nicolini come capolista. Fausto Raciti (che oltre a essere segretario reginale, deputato e segretario dei giovani democratici, è anche candidato alle europee) gli ha risposto, subito blindato da Matteo Orfini: «Crocetta sbaglia. Dovrebbe vigilare se nella sua giunta non ci siano casi più gravi».
Quella tra Raciti e Crocetta è però una faida tutta siciliana, strascico del rimpasto in giunta regionale fatto, alle spalle di Raciti, da Crocetta direttamente con Davide Faraone, ambasciatore nell’isola di Matteo Renzi. Nicolini è un’altra storia. «Il problema» spiega ancora Raciti «è che Nicolini aveva detto inizialmente di no. E così avevamo chiesto a Chinnici. Quando Caterina Chinnici ha detto sì, anche Nicolini ha cambiato idea». Fatto sta che Chinnici si candida e Nicolini no. Così come è successo a Sonia Alfano, fortemente voluta da Pina Picierno e respinta con successo da Raciti .
La versione di Nicolini però è diversa: «Davide Faraone è volato fino a qui a Lampedusa per chiedermi di candidarmi, assicurandomi che sarei stata capolista. E ieri scopro, solo per caso da voi giornalisti, che sono terza nella lista della circoscrizione Sicilia-Sardegna» detta alle agenzie, insieme alla stoccata: «Forse nel Pd non le vogliono le novità, che ci posso fare?». Già la candidatura era stata accettata un po’ controvoglia: «Mi hanno pregato di accettare la candidatura» dice Nicolini, «perché io ero titubante, e ho accettato solo dopo le loro insistenze e solo perché da Bruxelles avrei potuto continuare a occuparmi dei problemi del Mediterraneo». «Dal momento che non sono più capolista, le cose cambiano».
Cambieranno, ma per Giusi Nicolini comunque, questo è il terzo gran rifiuto a Matteo Renzi. Quello che sembra più uno sgarbo. Da segretario del Pd Renzi la voleva in segreteria e Nicolini oppose ragioni di costi e disse no. Poi da premier Renzi l’avrebbe voluta al governo. Ancora una volta Nicolini disse no. Ora la candidatura alle europee. «No, grazie». Anche perché, tiene a precisare Nicolini, «Renzi è il Premier ma non è il mio segretario. Io non sono del Pd».