L'ARS approva la legge sulla "preferenza di genere".

L'ARS approva  la legge sulla “preferenza di genere“.


L’Ars approva a maggioranza il ddl che prevede la doppia preferenza di genere, cioe' un uomo e una donna, per le prossime elezioni amministrative.
Una votazione che è arrivata a tarda sera con una maggioranza “bulgara”, 52 voti su 72 deputati presenti in aula e 18 contrari; tra questi i 15 deputati grillini che per la prima volta non hanno appoggiato il governo regionale.
Passa al momento solamente l’articolo che riguarda un voto per un uomo e uno per una donna che in buona sostanza cambierà le modalità di votazione alle elezioni di fine maggio. La discussione sulla riforma elettorale al momento è rimandata di qualche mese, cioè di quella parte che prevede una diversa soglia di sbarramento.
La votazione di stanotte ha segnato una linea a sorpresa tra opposizione e maggioranza, tra Pd e Pdl e il passo indietro del M5S secondo cui con questa modifica si favorisce il voto di scambio. Un disegno di legge che aveva fatto registrare già a inizio di seduta qualche contrarietà, come la posizione di alcuni deputati dell’opposizione che avevano presentato una 'pregiudiziale' sul testo portato in aula, diverso da quello poi approvato, e anche una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo  del dicembre 2012, che boccia le riforme elettorali approvate nell'ultimo anno prima del voto, sentenza che ha sollevato un colorito commento del governatore Crocetta "C'e' da sbellicarsi dalle risate..." sulla frase del deputato Santi Formica (Lista Musumeci), nel definire la legge “liberticida”.
Con l’approvazione dell’articolo sulla preferenza di genere, sfuma dunque “il Modello Sicilia” cioè quella possibilità o illusione, di un rapporto politico, di un'alleanza stabile tra il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle. E la cosa paradossale è che la rottura di questo ipotetico feeling avviene proprio su una legge progressista e di rinnovamento qual’è la preferenza di genere, voluta proprio da Grillo.
Una riforma dalle buoni intenzioni e cioè quelle di accrescere la rappresentanza femminile nei consigli comunali, con l’augurio che i siciliani  e le siciliane possano sfruttare al meglio l’opportunità di eleggere donne capaci di migliorare e rappresentare quello che viene fuori dal territorio.
Una legge però che presenta alcuni rischi. Primo, il ritorno al sistema della preferenza multipla, archiviata vent'anni fa che di fatto riconduce ad un possibile strumento di controllo del voto. La norma prevede, nel caso in cui sulla scheda ci siano i nomi di due maschi, di conservare la prima preferenza senza annullare il voto. Un dettaglio questo che rischia di permettere un controllo del voto. Sarebbe stato diciamo più opportuno prevedere la nullità della scheda in questo caso per evitare questo sistema di monitoraggio. Ieri effettivamente questi dubbi all'Ars sono stati sollevati, ma chi era a favore del ddl ha spiegato che in questa circostanza il presidente di seggio non dà lettura della seconda preferenza, e quindi non c'è il rischio di un possibile controllo del voto. I grillini avevano proposto lo spoglio unico per evitare il pericolo di furbe manovre ma i tempi così rivoluzioni per organizzare i seggi non c’erano, visto l’inizio dei comizi elettorali a breve. E’ questa l’altra pecca della riforma cioè quella di aver cambiato le regole in brevissimo tempo, quando magari si poteva rimandare tutto a giugno. Troppa fretta di rivoluzione all’Ars, con la speranza che il parto non porti i proverbiali gattini ciechi.   Ma questo basterà per non ritornare al vecchio sistema? Le preoccupazioni ovviamente restano.
 

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