Come nel resto d’Italia, anche sulla Sicilia si abbatte il ciclone giudiziario. L’indagine coinvolge 87 parlamentari, (capigruppo e deputati all’Ars della vecchia legislatura, alcuni dei quali tutt’ora in carica), 14 tra dipendenti e consulenti dei gruppi dell'Ars. La guardia di finanza ha notificato avvisi di garanzia per peculato, a nomi illustri della politica siciliana: l'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, l'ex presidente dell'Ars Francesco Cascio e anche Davide Faraone, deputato del Pd responsabile del Welfare nella segreteria formata da Matteo Renzi. “Spese folli” sostenute con i fondi destinati al funzionamento dei gruppi parlamentari: borse Louis Vuitton, cravatte Hermes, Ipad, sms, soggiorni in alberghi di lusso, regali per matrimoni o nascite, rimborsi anche per caffè, ristoranti, mance e addirittura per fumetti.
Un numero consistente di onorevoli indagati. Tra questi anche nomi noti della politica agrigentina: Michele Cimino, Salvatore Cascio, Roberto Di Mauro, Vincenzo Marinello, Giacomo Di Benedetto e Giovanni Panepinto.
Un’inchiesta che è iniziata nell’ottobre del 2012, quando i finanzieri del gruppo tutela spesa pubblica, entrati all’Ars, hanno acquisito tutta la documentazione che riguardava le spese dei gruppi parlamentari. Avvisi di garanzia agli ex capigruppo Giulia Adamo, Nunzio Cappadona, Antonello Cracolici, Francesco Musotto, Rudy Maira, Nicola Leanza, Nicola D'Agostino, Giambattista Bufardeci, Marianna Caronia, Paolo Ruggirello, Livio Marrocco, Innocenzo Leontini e Cataldo Fiorenza. Gli esponenti politici, alcuni rimasti in carica anche in questa legislatura, sono stati convocati in Procura nei prossimi giorni dai sostituti procuratori Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Luca Battinieri, nonché dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Si comincia il 24 gennaio con Francesco Musotto.
La notizia è venuta fuori ieri proprio all’Ars mentre era in discussione la finanziaria; è stato lo stesso Cracolici deputato del Pd, ha prendere la parola ed annunciare in aula l’accaduto: "Sono indagato, ma non ho nulla da nascondere", convocando per stamane una conferenza stampa. All’attacco subito il M5S: “Sullo scandalo all’Ars è necessario un intervento legislativo
per mettere fine al malcostume nella gestione dei soldi pubblici”. Per Riccardo Nuti, capogruppo grillino alla Camera: “Faraone faccia un bagno di umiltà e non uno, ma due passi indietro e lasci le cariche di deputato e responsabile del welfare della segretaria di Renzi. Se il nuovo del Pd di Renzi, è questo, molto, molto meglio l'usato sicuro”. Pronta la replica del renziano: “"Benissimo la procura: indaghi. E se c'è qualche ladro deve pagare. Sono certo che emergerà chiaramente se qualcuno ha rubato e ha utilizzato le risorse per lucro personale, quanto accaduto sarà l'occasione per far conoscere a tutti i modi in cui ognuno di noi utilizza le risorse destinate a fini politici e di rappresentanza". Poi aggiunge: "Dovessi essere rinviato a giudizio mi dimetto, mi dimetto anche da uomo. Ma non ci si arriverà perché sono sicuro di come ho usato i soldi". Secondo l’indagine a Faraone sono contestati importi illegittimi per 3.380 euro. Ma le somme variano di molto a ogni singolo esponente politico.
Sono 13 milioni l'anno le spese finanziate, il 50% delle quali, avrebbe stabilito l'inchiesta, illegittime.