Franco Verderame, oncologo al Giovanni Paolo II di Sciacca, da lunedì sarà in servizio al Villa Sofia di Palermo. Andrà a dirigere il reparto di oncologia del nosocomio palermitano dopo anni di impegno e dedizione nella struttura ospedaliera saccense. Un trasferimento che sicuramente rende onore e gratifica la sua carriera di medico da un lato, dall’altro rappresenta però una grossa perdita ed una sconfitta per tutto il territorio.
Dunque dal punto di vista professionale il coronamento di una vita di sacrifici per il dottore Verderame, che ha lottato da tempo per chiedere una maggiore attenzione per un reparto, quello dell’oncologia a Sciacca, che ha sofferto e continua a soffrire l’inerzia di una classe dirigente, quella dell’Asp di Agrigento che si è fatta fino adesso sorda alle esigenze di un reparto che rappresenta un punto di salvezza e di speranza per molti malati e per tante famiglie. Non è stato possibile istituire a Sciacca l’unità complessa di oncologia che invece è andata ad Agrigento, la radioterapia perchè è venuta meno la legge che istituiva l’azienda ospedaliera nonostante le promesse del politico di turno; non esiste centro di radioterapia in tutta la provincia di Agrigento con il conseguente pellegrinaggio di malati presso centri del palermitano con tutte le conseguenze in termini anche economici per le famiglie.
Nella farmacia dell’ospedale di Sciacca si preparano farmaci per la chemioterapia, quindi appare scontato che è intenzione dei vertici dell’Asp di far funzionare il reparto in tutti i suoi aspetti. Il problema è capire come e soprattutto se l’esodo seppur per ragioni di scelta professionale del dottore Verderame, non vuole ancora una volta essere, per chi sta al quadro dei comandi della sanità regionale e provinciale, un modo per sistemare alcune faccende che sanno di politico. E’ stato sempre noto che alcuni spostamenti e nomine sia di primari che di dirigenti non sempre sono dovuti ai meriti, ma quasi e sovente per vicinanze a questo o quel politico che in un determinato momento risulta vicino a chi comanda.
Un modo di fare che purtroppo pesa sulla testa dei malati, delle famiglie, di chi ha bisogno e che sicuramente non capisce e non giustifica la scelta come dovuta, ma anzi che non ne comprende il motivo, visto che la salute non dovrebbe essere oggetto di scambio e di propaganda elettorale.
Ad ogni modo il dottore Franco Verderame se ne va da Sciacca e su questo c’è da fare solamente una riflessione; abbiamo ancora una volta perso un altro pezzo importante di un ospedale quello di Sciacca che risente di carenza di medici in diversi reparti, infermieri e operatori sanitari in diverse qualifiche.
E alla notizia del trasferimento del dottore Verderame a Palermo, puntuali sono arrivate le critiche e l’amarezza sull’episodio, in primis da parte del sindacato Anaao che con Franco Giorgano ha attaccato duramente il vertice dell’Asp, ma anche dalla politica e dalle associazioni come il TDM- Cittadinanza Attiva che proprio all’interno della struttura ospedaliera di Sciacca ha il suo punto di informazione.
Il TdM parla di “sconfitta per la comunità e per l’azienda sanitaria provinciale, in quanto il dottore Verderame è un’intelligenza che la nostra provincia non doveva e non poteva perdere.” “L’oncologia agrigentina, scrive Lilla Piazza, non è ben attenzionata dagli organi istituzionali; i malati oncologici sono in continuo aumento e non c’è un incremento dei servizi. Non vorremmo, conclude il TdM, perdere ancora pezzi importanti che gratificano adeguatamente le persone che lavorano con professionalità e generosità.”
Dura la posizione anche del consigliere comunale dell’API Simone Di Paola che in una lettera al sindaco esprime rabbia e profonda amarezza per “una sconfitta cocente per l’intera classe dirigente che dimostra con il caso Verderame, la propria impotenza e segna il passo dinanzi ad una visione agrigentocentrica delle principali scelte assunte in questi anni dalla politica siciliana. “Franco Verderame, scrive il consigliere d’opposizione, ha scelto di andare a fare il primario a Villa Sofia per ricercare aspettative professionali, ma il solco da lui tracciato ha radici molto profonde a cominciare da quando l’allora governo Cuffaro decise di istituire l’unità complessa di oncologia all’ospedale di Agrigento nonostante i dati statistici dicessero che le presenze di utenti di Sciacca fossero ben più significative di quelle registrate nella città dei templi. Così come la falsa promessa di portare a Sciacca il servizio di radioterapia. Non in ultimo lo smantellamento dell’azienda ospedaliera di Sciacca ridimensionata, per esigenze di risparmio della spesa sanitaria regionale, a struttura di presidio sotto la direzione di Agrigento. Ma anche la soppressione della chirurgia toracica, la mancata attivazione della lungodegenza, la mancanza di personale in emodinamica ma in generale, di personale infermieristico in diversi reparti.” Di Paola denuncia anche il divieto da parte della dirigenza di rilasciare interviste in tv, da parte dei medici che in qualche modo denunciavano lo stato della sanità all’ospedale saccense. “Dovremmo tutti, conclude Simone Di Paola, a prescindere dall’appartenenza politica o partitica, sottrarre una volta e per tutte l’ascia di guerra mettendo al centro Sciacca, con i suoi diritti da difendere e le sue eccellenze da salvare, per segnare una nuova “stagione politica”.