Pubblichiamo un articolo inviato dal nostro assiduo lettore Francesco Ciaccio
"C’è un luogo della Sciacca storico-artistica davvero interessante per tutti coloro che vengono far visita a questa città, ma che da sempre giace un po’ in sordina, piuttosto trascurato, poco considerato dalle amministrazioni cittadine e pertanto non adeguatamente valorizzato. Questa città, lo sappiamo tutti, ama continuamente parlare e straparlare di vocazione turistica, mare cristallino, beni culturali, Terme e terzo polo, ma nella realtà, mi duole dirlo, nulla fa per il turista. Non sto qui a raccontare di quello che oramai è divenuto finanche una banalità, quindi non parlerò di ciò che non funziona, della pulizia, del caos e del traffico, dei disservizi di ogni tipo, perché sarebbe fin troppo facile e poi, diciamolo pure, la colpa è un po’ di tutti, nessuno escluso, per cui evito di sprecare ancora parole che potrebbero risultare perfino noiose. C’è però qualcosa invece di cui poco si parla e che al contrario meriterebbe l’apertura di un vero e proprio dibattito tra le menti più eccelse di questa comunità, ossia del fatto che il turista amante della cultura e del bello, curioso di quelle storie più intriganti, che aleggiano in ogni realtà intrisa di secoli di storia, trova tanti luoghi che, con una sola parola potrebbero definirsi storicamente importanti, non disponibili, cioè non visitabili e questo, non perché il custode marca visita troppo spesso, bensì perché si tratta, il più delle volte, di beni privati e proprio per questa ragione non accessibili al pubblico. Infatti, se ci soffermiamo per un attimo sui palazzi storici di Sciacca, ci rendiamo subito conto che essi sono, ancora oggi, tutti o quasi, rigorosamente privati. Lo Steripinto, il Perollo, l’Arone- Bertolino soggetto in questo momento tra l’altro a un’ inopportuna quanto devastante ristrutturazione per uffici che ne ha già danneggiato in più parti l’esterno, il Maurici, il Graffeo, La Zecca, il Ventimiglia, il Tagliavia, l’Infontaneta, San Giacomo ecc. sono tutti privati e per questo non accessibili. Nonostante alcuni di questi siano stati per molti versi, negli anni passati, sottoposti a ristrutturazioni e depredazioni di ogni tipo, che ne hanno fatto perdere in gran parte il valore storico, restano comunque tra le cose più pregiate di questa città, perché riescono ancora dignitosamente a rappresentare, meglio di altra cosa, la nostra reale identità storica. Sono certo che la maggioranza degli sciacchitani, ancor più se giovani, non ha mai visitato questi luoghi e questo perché nessuno dei proprietari ha mai pensato di concedere almeno una volta una visita ai loro cittadini, neppure durante le tanto pubblicizzate notti bianche, prima che sia troppo tardi, prima che vengano del tutto compromessi. Mi permetto di far presente che alcuni di quelli elencati, rappresentano oggi le uniche testimonianze ancora esistenti di quel rinascimento glorioso che questa città visse orgogliosamente alcuni secoli fa. Proprio davanti al Palazzo Arone-Bertolino detto del Valentino, più noto col nome dei Furni, davanti a quella facciata oramai in qualche modo compromessa, dai lavori di cui si è detto , si verificò uno dei fattacci principali di quella che è passata alla storia come “Caso di Sciacca”, caso che, lo voglio ricordare anche ai cittadini più distratti, fu ben noto persino all’Imperatore Carlo V. Il turista amante dell’arte e della storia pertanto, costretto a compiere inutili giri a vuoto, viene sfiancato da visite che si concludono il più delle volte suo malgrado con un assoluto nulla di fatto. Esiste però fortunatamente un opera sempre disponibile per chi la vuol saggiamente riscoprire e questo perché, per il luogo in cui si trova, non è in alcun modo possibile chiuderla. Fa parte del complesso della Chiesa di Santa Margherita, si tratta di un’opera particolarmente affascinante nel suo carattere gotico e per fortuna a disposizione con continuità dei diversi turisti e frequentatori che possono così liberamente ammirarla. Si tratta del portale marmoreo del Laurana. Questo portale che quasi certamente apparteneva alla prima chiesa fondata nel 1342 da Eleonora D’Aragona, moglie di Guglielmo Peralta detto Guglielmone, capitano per lungo tempo di Sciacca, nonché in quel tempo, uno dei quattro vicari del regno di Sicilia, ritenuto una delle opere scultore più pregevoli del quattrocento siciliano, meriterebbe però una migliore valorizzazione anche al fine di permetterne, a chi lo volesse, un’ attento studio. Il sito infatti, è posto parallelamente alla strada e il traffico, lì sempre intenso, non consente con continuità ai visitatori una giusta visione e un’adeguata osservazione dell’opera. Inoltre, proprio davanti il portale è incautamente, da sempre, posto un parcheggio per le auto, parcheggio in cui sostano perfino i furgoncini, cosa che difficilmente consente al turista di scattare una foto degna del nome. Ancora, la presenza di alcuni alberi ornamentali, anche quando ben potati come nel momento attuale, posti sul corrispondente marciapiede, riduce sensibilmente la visuale a coloro che si pongono sul lato opposto per immortalarne efficacemente l’immagine. La cosa però che risulta imperdonabile e allo stesso tempo incomprensibile è tuttavia un’altra ancora. Il portale infatti, a differenza delle altre opere adiacenti, non è segnalato da alcuna targa o altra indicazione che ne indichi la presenza e ne racconti le caratteristiche storico-artistiche, per cui il turista, che non segue un percorso preciso, dettato da una guida di qualsiasi tipo, può finire per ignorarlo. Trattandosi forse dell’opera più interessante per originalità, per antichità e per maestosità di tutto il nostro territorio, ritengo si tratti di un’inaccettabile mancanza, alla quale però mai nessuno ha pensato di porre concretamente rimedio. Oggi, che le speranze di un sano sviluppo, per forza di cose vengono sempre più relegate a un turismo cosciente e consapevole, urge un intervento mirato che vada a valorizzare nel modo più adeguato possibile questa e le altre aree più importanti della storia saccense. A questo proposito, mi permetto di esprimere una libera considerazione: Non è forse questa la giusta destinazione che si dovrebbe riservare a quella tassa di soggiorno di cui tanto si sono decantati i benefici, ma della quale gli stessi ospiti contribuenti ancora nulla hanno potuto apprezzare in quanto ai relativi servizi?"