Crisi dell'olio nel Belìce. 9 Comuni sollecitano Roma e Palermo: «Subito lo stato di crisi e aiuti agli agricoltori»

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Nove amministrazioni comunali del Belìce e dei Sicani sollecitano risposte urgenti al Governo nazionale e alla Regione Siciliana sulla vertenza del comparto olivicolo, chiedendo formalmente il riconoscimento dello stato di crisi e lo stanziamento di aiuti economici immediati a favore dei produttori. A ribadire la posizione congiunta, a seguito del documento sottoscritto lo scorso primo ottobre, sono i Comuni di Sciacca, Alessandria della Rocca, Bivona, Caltabellotta, Menfi, Montevago, Partanna, Sambuca di Sicilia e Santa Margherita di Belice.

L'iniziativa istituzionale giunge in una fase in cui la forte contrazione dei prezzi di mercato all'origine ha spinto numerosi agricoltori del comprensorio ad attuare la sospensione della raccolta delle olive, ritenuta non più remunerativa rispetto agli elevati costi di gestione e manodopera.

Nel documento già trasmesso ai ministeri competenti e all'assessorato regionale all'Agricoltura, gli enti locali hanno richiesto un tavolo di confronto urgente con le rappresentanze di categoria, misure di compensazione sui rincari di carburante ed energia, controlli serrati sulla tracciabilità degli oli importati e un monitoraggio costante per l'intera campagna 2026/2027.

La nota congiunta dei nove Comuni evidenzia l'urgenza di misure concrete a tutela dell'economia locale: «Adesso attendiamo risposte. Come Comuni abbiamo scelto di muoverci insieme perché la dimensione della difficoltà supera i confini delle singole amministrazioni. Chiediamo che venga valutato il riconoscimento dello stato di crisi e che siano individuate risorse economiche concrete per sostenere gli agricoltori. Quando un produttore arriva a ritenere non conveniente raccogliere le proprie olive, siamo davanti a una questione che non riguarda più soltanto il prezzo di un prodotto, ma il reddito delle famiglie, il lavoro e la tenuta economica e sociale dei nostri territori».

Gli amministratori richiamano inoltre le ricadute sull'intero comparto produttivo, che abbraccia frantoi, maestranze stagionali e trasporti: «Il territorio ha fatto la propria parte, costruendo una posizione comune. Adesso chiediamo alle istituzioni competenti di aprire rapidamente il confronto e di individuare gli strumenti necessari per sostenere concretamente gli agricoltori».

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